LE ENERGIE RINNOVABILI: Aerotermia e Geotermia – Nuovi Decreti sulle rinnovabili

0
511

Aerotermia: l’ultimo Decreto sull’applicazione delle energie rinnovabili
La recente legislazione, italiana ed europea, ha fortemente incentivato il ricorso ad energie rinnovabili.
La Direttiva Europea 2009/28/CE e il recente D.Lgs. 03/03/2011 n. 28 riconoscono l’Energia Aerotermica come energia ottenuta da Fonti rinnovabili: l’aria! Per tale motivo, l’utilizzo di “macchine ad aria per la climatizzazione estiva ed invernale” degli ambienti (pompe di calore ad alta efficienza) sta sostituendo, in modo crescente, il classico abbinamento caldaia-gruppo frigorifero.
Nel marzo 2011 è stato infatti pubblicato il D.Lgs. n. 28 sulle fonti rinnovabili termiche, esso si aggiunge a un precedente provvedimento legislativo approvato dal Parlamento europeo e volto a conseguire per il 2020 l’obiettivo del 20-20-20: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili.
Quella dell’aerotermia è una tecnologia matura che nel nostro Paese ha avuto una larga diffusione negli ultimi 30 anni; in questo settore l’industria italiana è leader mondiale . Fino ad ora le tecnologie aerotermiche ad alta efficienza sono sempre state utilizzate in impianti medio-grandi dove la climatizzazione estiva ha un’importanza pari a quella del riscaldamento invernale. Da poco tempo vengono anche utilizzate nei piccoli impianti residenziali in alternativa o in abbinamento ai classici generatori di calore (caldaie). In futuro questa tendenza aumenterà in virtù del D.Lgs. 28/2011 il quale prevede che, a partire da Maggio 2012, nei nuovi edifici sarà necessario coprire il 20% del fabbisogno termico totale con energia prodotta da rinnovabili, percentuale che salirà al 50% nel 2017.
Tale Nuova Tecnologia Aerotermica è in grado di fornire energia termica con una percentuale di sfruttamento delle fonti rinnovabili dal 65 a oltre l’80%.
Grazie alla conferma della “legge finanziaria” anche per il 2012 (ricordiamo che tale legge è partita nel 2007), se nelle costruzioni esistenti si sostituisce la “vecchia caldaia” con una macchina aerotermica si usufruisce dell’agevolazione fiscale del 55%, si ha diritto al 5% di aumento di cubatura della costruzione, ci si rende indipendenti dal combustibile fossile quale il gas naturale poiché si sfrutta, come energia primaria, circa il 25% da energia elettrica e circa il 75% sottraendo energia dall’aria.
Il D.Lgs. 28/2011 all’articolo 9 prevede l’obbligo di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici di nuova costruzione e negli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni rilevanti. L’inosservanza di tale obbligo comporta il diniego del rilascio del titolo edilizio.
La pompa di calore ad alta efficienza quindi utilizza energia elettrica (25%) e non gas naturale (100%), ed essendo il costo unitario del gas naturale circa 4,5 volte quello dell’energia elettrica si può già percepire il notevole risparmio economico di flusso di cassa nella gestione di tali fonti, per non parlare delle notevoli riduzioni di emissioni inquinanti. Associando poi la pompa di calore ad un impianto fotovoltaico, per la produzione/autoproduzione di energia elettrica, potremmo parlare di “fotovoltaico intelligente” poiché a supporto di una macchina per il condizionamento invernale ed estivo dell’edificio.
Altro vantaggio di tale tecnologia è legato a quelle centrali termiche che superano i 116 kW termici per le quali, se alimentate a gas naturale, c’è l’obbligo di richiedere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) ai VV.F., con tale tecnologia non è più necessario! Evitando così un bel po’ di burocrazia.
Come si vede i vantaggi sono economici, ambientali, burocratici e di sicurezza.
Concludendo, l’aerotermia sfrutta il calore contenuto nell’aria, che non sarebbe altrimenti utilizzata, trasformandolo in energia utile e pulita, per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici (residenziali e non) e, come evidenziato da Co.Aer. (Associazione Costruttori apparecchiature ed impianti aeraulici) e ANIMA (Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine), questo tipo di tecnologia impiantistica può rivestire un ruolo di grande importanza per il raggiungimento dell’obiettivo 20-20-20 del programma europeo per il 2020, in virtù dell’abbattimento dei consumi energetici che oscillano fra il 45 e il 60% e per la conseguente mancata emissione di CO2 in atmosfera.
Geotermia ed edifici a “bolletta zero”.
Mentre l’aerotermia sfrutta l’energia presente nell’aria, la geotermia sfrutta l’energia naturale della Terra, energia rilasciata in processi di decadimento nucleare contenuti all’interno della Terra. Tale energia è considerata a tutti gli effetti fonte alternativa e rinnovabile.
La tecnologia delle pompe di calore geotermiche, come quelle che sfruttano l’aerotermia, consentono ancora una volta il condizionamento invernale ed estivo degli edifici residenziali e non, con notevole risparmio nelle casse e forti riduzioni di emissioni inquinanti. Anche la tecnologia geotermica, accoppiata al fotovoltaico, permette di parlare di “fotovoltaico intelligente”.
Edifici a “bolletta zero”? Neppure quelle famiglie e quelle attività commerciali avrebbero creduto di poter riscaldare e raffrescare con un’accoppiata vincente quale il fotovoltaico e la geotermia.
Un “aiuto dal cielo” in tempi di crisi.
“Il risultato è stato straordinario – testimoniano i residenti delle strutture che hanno aderito a questo Progetto – le strutture sono calde d’inverno e fresche d’estate ed è un piacere per le finanze familiari ed aziendali. Qui tutto è pulito e anche sapere di non inquinare e di non dover più pagare bollette salate, aiuta a vivere meglio” – hanno affermato.
Il segreto degli edifici a “bolletta zero” è, quindi, l’energia che viene sprigionata naturalmente dalla Terra che può essere canalizzata nel condizionamento dell’edificio utilizzando particolari dispositivi ad alta efficienza e a bassa entalpia (geotermia a bassa entalpia).
Questo progetto è nato da un’idea ormai brevettata da tempo e che trova facile applicazione sul territorio Pugliese (anche Italiano). Infatti, il calore naturale della Terra viene “catturato” grazie a una tecnica, particolarmente efficiente, capace di collegarsi alla centrale termica degli edifici che provvederà al riscaldamento degli ambienti “senza spendere euro alcuno di bolletta energetica”. La cosa più interessante dell’impianto è la doppia funzione, o reversibilità! In estate, infatti, si trasforma in un ottimo refrigeratore per il raffrescamento dell’aria per gli ambienti dell’edificio.
Insieme all’uso della geotermia, sono stati sfruttati al massimo gli impianti fotovoltaici, “pretendendo” dagli stessi di azzerare il maggior costo che l’edificio ha e cioè quello dovuto al riscaldamento e al condizionamento.
Risultato? L’inquinamento si riduce praticamente a zero, la bolletta energetica pressoché pari a zero, il conseguente aumento del valore commerciale dell’immobile stesso e la possibilità di usufruire degli incentivi statali previsti.
È proprio un sogno divenuto realtà…per quelle famiglie e per quelle attività commerciali.

Geotermia a bassa entalpia in Puglia.
Una mappa realizzata grazie ad una convenzione tra la Regione Puglia e il Politecnico di Bari certifica che il territorio pugliese possiede un’enorme quantità di risorsa geotermica a temperatura costante e a bassa profondità.
La collaborazione era finalizzata alla conoscenza delle condizioni geologiche e idrogeologiche e delle caratteristiche geotermiche specifiche dei terreni pugliesi anche attraverso l’acquisizione di dati sul “campo”.
“È la prima volta in assoluto – si legge in una nota dell’Ordine dei geologi – che la Regione Puglia attua un’iniziativa cosi mirata per la geotermia a bassa entalpia”.
Una condizione di base che potrà permettere di sviluppare le prospettive di utilizzo della geotermia a basse temperature e quindi di ampliare lo spettro delle risorse rinnovabili disponibili.
Le zone più “ricche” da questo punto di vista sono il promontorio del Gargano e il Salento ma è l’intero territorio pugliese a dare buoni risultati nella cosiddetta carta della resa termica.
“L’intero territorio regionale – ha spiegato Alessandro Reina, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia e docente di Geologia Tecnica presso il Politecnico di Bari – è idoneo per l’utilizzo della geotermia a bassa entalpia. Ci sono rese termiche piuttosto variabili che permettono possibilità di risparmio più o meno alte”.
La falda della Regione a poca profondità risulta caratterizzata da una temperatura costante di 17°C, una condizione che consente – nei mesi invernali – di riscaldare un ambiente utilizzando solo una fonte che possa far salire di 3°C la temperatura. Questa fonte aggiuntiva può essere rappresentata da una qualsiasi altra rinnovabile, come il Sole ad esempio.
Con l’impiego di una sonda geotermica il calore della terra viene recuperato e può essere utilizzato oltre che per riscaldare gli edifici durante l’inverno, per raffrescarli nei mesi estivi con risparmi economici nel corso dell’anno che possono raggiungere addirittura l’80% rispetto all’utilizzo di una fonte fossile.
“È un argomento – ha detto Vito Uricchio, del Centro nazionale di ricerca (CNR) sulle acque – che ha grandi prospettive in questa regione perché può consentire una lunghissima serie di applicazioni, in particolare la climatizzazione degli ambienti residenziali e produttivi. In questo modo è possibile evitare il ricorso a combustibili fossili con effetti positivi sull’ambiente e l’economia”.
Secondo Alessandro Reina i principali impieghi di questa risorsa sono da prevedersi nell’uso degli edifici abitativi: “la bassa entalpia – ha spiegato – ha una valenza soprattutto come fattore di risparmio per uso domestico. A questo punto – ha continuato Uricchio – occorre, però, creare una cultura e cercare di attrarre installatori e professionisti per fare in modo che queste tecnologie possano svilupparsi sempre più”.
Le tecnologie già esistono e sono conosciute, trattandosi di sistemi ed impianti su cui vi è un’ottima esperienza nel nostro Paese.
Si parla, infatti, di sonde geotermiche, fotovoltaico e di PHOTOTERM (Nuova Tecnologia del Clima ad alta efficienza per Riscaldamento e Condizionamento ad Energia Rinnovabile); attraverso tale tecnologia è possibile agevolare lo scambio termico utilizzando le temperature costanti, di caldaie geotermiche dai costi accessibili, per le quali non occorre fare i controlli annuali di gas di scarico prescritti per legge in quanto non hanno emissioni di CO2.
L’opportunità è data quindi dalla possibilità di sviluppare in Puglia un nuovo settore delle energie rinnovabili che può portare risparmi economici e ambientali e creare nuova occupazione.
Si tratta adesso – secondo i coordinatori del progetto – di superare gli ostacoli burocratici che ne frenano il pieno sviluppo.
“Ad ostacolare la diffusione degli impianti con pompa di calore e scambio termico con il terreno – si legge, infatti, nella nota dell’Ordine dei geologi – vi è purtroppo anche l’aspetto burocratico, con un quadro autorizzativo confuso e poco chiaro, diverso molto spesso da provincia a provincia, con un atteggiamento verso questa soluzione tecnologica a volte troppo rigido”.
Ed anche “la legislazione nazionale in tema di impianti geotermici a circuito chiuso accoppiati a pompa di calore –continua la nota – è attualmente molto poco sviluppata e di fatto discende dalla normativa sulla realizzazione di pozzi”.

Ing. Antonello Cicorella
info@acstudiotecnico.it
www.acstudiotecnico.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here