L’agricoltura oggi: nuove prospettive di sviluppo

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Agricoltura, come gli operatori del settore si stanno organizzando per superare la crisi

Uno dei settori della nostra economia è in seria difficoltà. La crisi, che ha colpito duramente anche il nostro Paese, ha distrutto quelle risorse che rappresentavano il potenziale del nostro territorio: di agricoltura oggi non si vive più. E’ stato stimato che chiudono circa 60 aziende agricole al giorno e il dato è destinato purtroppo ad aumentare. Complice anche l’uso nell’agricoltura industriale di pesticidi e sostanze chimiche che provocherebbero danni seri alla salute e all’ambiente.

Per cercare una soluzione a questa realtà disastrosa, gli agricoltori si stanno indirizzando verso forme alternative di sfruttamento del suolo, individuando nel biologico una possibilità di ripresa del settore. Ormai in Italia più del 10% della superficie coltivata è riservata all’agricoltura biologica e biodinamica.

Certo, non si tratta di un’impresa semplice e la sua realizzazione richiede investimento di tempo e denaro però, se si guarda ai risultati, il lavoro è pienamente ripagato.

Ma per risolvere la crisi, l’agricoltura ha bisogno anche di riscoprire il suo valore sociale ed economico, riprendendo in mano la gestione del territorio, da anni abbandonato e con dei costi che ancora oggi gravano su tutta la collettività.

Le aziende agricole ci stanno provando, facendo rete con imprese ecologiche che richiamano i valori di un tempo, quando la campagna era il centro di riferimento degli interessi della comunità, dove l’anziano era investito della responsabilità di tramandare riti e tradizioni agresti ai figli e ai nipoti, questi ultimi cresciuti sulle gambe dei vecchi dalla barba bianca mentre i genitori erano al lavoro nei campi.

Ma non si vuole chiamare in causa solo la famiglia. Anche le istituzioni devono fare il loro dovere, con politiche agricole in grado di attuare quella inversione di tendenza che tutti si auspicano in un futuro non troppo remoto.

In alcuni Paesi europei, anche gli istituti penitenziari sono coinvolti in questa massiccia opera di restyling. L’ultima parte della pena viene consumata nelle aziende agricole, che ricevono un contributo economico per l’impegno svolto nella rieducazione del detenuto. Così vengono abbattuti i costi della detenzione, l’azienda agricola vive da questa forma di sostentamento e i casi di recidiva si riducono al minimo.

E un attento sfruttamento del suolo potrebbe portare anche alla valorizzazione di alcuni siti archeologici dimenticati negli anni da una governance poco incline alla riscoperta del territorio.

E’ il caso di Santa Maria Capua Vetere, dove una azienda del posto, nell’ambito del suo un progetto di investimento nell’agricoltura sostenibile, ha sponsorizzato anche il restauro di un anfiteatro di epoca romana presente nella zona. Un sito archeologico importantissimo e famoso perché qui si sono consumate le gesta di Spartaco, che per primo si ribellò alla schiavitù del tempo.

Un monito questo a non lasciarsi andare mai al compromesso ma a difendere quello in cui si crede e a battersi per raggiungere quello che si vuole. Riscoprire il valore della terra, come centro delle nostre radici e come fulcro della nostra esistenza, potrebbe essere un modo per ritornare alla memoria di un tempo, quando l’umanità si abbracciava intorno ad un albero per costruire il futuro dell’intera comunità.

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