La Napoli nascosta: cosa ci offre il ventre della città campana

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Napoli sotterranea, con i suoi terribili segreti e i suoi magnifici tesori

Ci sono posti, lontano dagli occhi, che rimangono sepolti per anni prima di ritrovare il loro antico splendore.

Sono luoghi su cui camminiamo quotidianamente senza rendercene conto, che calpestiamo spesso ignari del loro valore, che imbrattiamo incoscienti del loro contenuto prezioso.

Gran parte delle nostre città sorgono sulle rovine di quelle precedenti o, meglio, sono state costruite sulle mura dei borghi antichi, a seppellire un mondo e una Storia che oggi si svelano prepotentemente alle migliaia di turisti che amano questo genere di avventura.

Una delle città sotterranee più visitate degli ultimi anni è Napoli, con le sue lunghe e immense gallerie di tufo, che disegnano la città sotto i piedi di chi ci cammina sopra.

Il geologo Gianluca Manin, più di un decennio fa, lavorava per una società di ingegneria quando vinse una gara per la verifica della staticità delle 207 cavità di Napoli. Nel corso di uno dei tanti sopralluoghi scopre le cave della Nunziatella. Scende in un pozzo profondo circa 40 metri e si ritrova sommerso da immondizia di ogni genere. Non fa in tempo a collegare i cavi della luce che il tesoro si è già svelato.

Con una squadra di volontari riporta alla luce la Galleria Borbonica, voluta dal Re Ferdinando II di Borbone per creare una via di fuga da Palazzo reale al mare. Una galleria che non è mai stata ultimata ma che oggi convive con le tracce dell’acquedotto del Seicento, con le opere del Genio civile degli anni ’70 (quando l’area fu utilizzata come deposito giudiziario: sono ancora presenti le auto sequestrate ai contrabbandieri di Mergellina e le Vespe dell’epoca) ma anche con opere più recenti, come il tunnel della Linea tranviaria rapida, il cui progetto fu presentato per i Mondiali di Italia 90 ma mai realizzato interamente.

Proprio quest’ultimo spazio (Ltr) è stato aperto nel 2010 ai turisti: il percorso “Avventura”, un tunnel in cemento armato lungo 90 metri, sommerso dalla falda acquifera. Una vera e propria piscina che si attraversa con una zattera, a lume di candela.

Poi c’è il percorso “Speleo”: i visitatori, vestiti come provetti archeologi, con tuta, casco e torcia, seguono il personale specializzato nei cunicoli. Non a caso, alle volte capita di trovare monete perse dai pozzari nella loro attività di manutenzione dell’acquedotto, pipette usate dagli operai, scarpette di bambini tagliate a metà perché i piedi crescevano e non si potevano acquistare le nuove calzature per mancanza di soldi, elmetti e tanto altro, tutto accuratamente conservato lungo questi percorsi.

L’ultimo sito di questo complesso è quello della “Memoria”. Una sirena, che ricorda quella della seconda guerra mondiale, introduce i turisti nella zona “Riservata” ai fascisti: sul muro del rifugio c’è ancora il telefono della milizia fascista.

Sono questi, ma anche altri, i luoghi nascosti che non si conoscono ma che appartengono alla nostra Storia!

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