BIOMETANO. QUESTO SCONOSCIUTO

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Prospettive economiche, ambientali e sociali per il biometano

E’ considerato il petrolio del futuro. Entro il 2030 si potrebbero produrre circa 3 mila milioni di metri cubi e creare 8000 nuovi posti di lavoro. Che cos’è? E’ il Biometano.

Molti cittadini e molti amministratori pubblici non sanno cosa sia e quali siano le sue potenzialità e ricadute sociali, ambientali ed economiche. E quando le cose non si sanno, cosa si fa? Semplice, si dice NO, nella maggior parte dei casi.

Quali sono gli impieghi del Biometano? La produzione di energia elettrica, l’uso per autotrazione e l’immissione nella rete di distribuzione.

Il rapporto del Consorzio Italiano Biogas (CIB) valuta in circa 3mila milioni di metri cubi il potenziale di produzione di biogas e biometano teoricamente ottenibile nelle regioni del Centro-Sud: Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna.

Tra le biomasse impiegabili vi è anche la Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani (la cosiddetta FORSU raccolta in modo differenziato), che ad oggi rappresenta, purtroppo, solo il 5%, nelle regioni del Centro-Sud, delle biomasse impiegate per la produzione di biometano.

Le regioni del Sud Italia, oggi caratterizzate da una produzione di biogas decisamente inferiore rispetto alle realtà del Nord, possono esprimere un potenziale di biogas e biometano tutt’altro che trascurabile. La possibilità di sfruttare queste risorse, oltre a garantire una minor dipendenza dai combustibili fossili e contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei  sulla riduzione della CO2 europei, comporterebbe una serie  di ricadute sul territorio locale nazionale. Tali effetti positivi, in particolare economici e occupazionali, potrebbero contribuire al rilancio di alcune aree meridionali, favorendo  il miglioramento delle condizioni economiche e lavorative.

La produzione di biometano da destinarsi all’autotrazione, all’immissione nella rete di distribuzione ed alla produzione di energia elettrica, avrebbe, al Sud, delle ricadute economiche derivanti dagli investimenti stimate fino a 5,6 Mld € al 2030, con ricadute complessive tra i 18,6 ed i 27,4 miliardi di € le, pari ad incremento dell’8% del Pil del Meridione. Da un punto di vista occupazionale si stimano 5.432-7.940 unità, con una ricaduta sul gettito fiscale (derivante dalla tassazione sul reddito d’esercizio delle imprese attive nei diversi step della filiera, dalle le imposte ed i contributi sociali e previdenziali corrisposti dagli addetti direttamente impiegati) fino a 5 miliardi.

Il rapporto del CIB fa emergere due riflessioni.

Da un lato, per potersi concretizzare i benefici potenziali di quanto suddetto, non solo ci devono essere soggetti del mondo agricolo e imprenditoriale locale capaci di cogliere queste opportunità, ma anche, se non soprattutto, servono politiche nazionali energetiche, ambientali e industriali, che favoriscano un effettivo sviluppo del biogas e soprattutto del biometano nelle regioni dell’Italia e soprattutto nel Sud.

In altri termini, cosa serve per poter definire uno scenario ideale per lo sviluppo della produzione di biometano?

Occorre definire adeguate misure di incentivazione a livello nazionale, ma anche semplicità e snellezza nelle procedure autorizzative; occorre una stabilità (e chiarezza) della norma, anche fiscale, che faciliti l’accesso al credito e non scoraggi l’imprenditoria.

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