Bimbi dietro le sbarre: quando le barriere sono difficili da superare

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Le barriere, alcune barriere, sono insormontabili. “A Roma insieme”, l’Associazione che sta cercando di tirare fuori i bambini dal carcere

 

Se si delinque e si è maggiorenni, c’è il carcere. Se si delinque e si è minorenni, c’è il riformatorio o, se vogliamo usare un termine più tecnico, l’Istituto penale minorile. Se si è figli di una donna che ha commesso un reato e l’età del bambino è tra 0 e 3 anni, il piccolo è costretto alla detenzione insieme alla madre, qualunque sia il reato da lei commesso.

In Italia, circa cinquanta bambini vivono con le mamme recluse. Non sono tanti ma anche se fosse un solo bambino sarebbe un’ingiustizia tenerlo dietro le sbarre.

A Roma insieme” è l’Associazione che Leda Colombini ha fondato nel 1991, con l’obiettivo di liberare questi angioletti dal carcere.

I primi tre anni del bambino sono fondamentali per la formazione di un essere umano. Pensiamo alla felicità che proviamo quando vediamo i nostri figli gattonare per casa o giocare liberi nei giardinetti, insieme ai fratelli più grandi e agli altri bambini. Perché dunque tenere reclusi bambini che non hanno fatto niente di male, se non avere avuto la sfortuna di nascere in un momento difficile della vita della loro madre.

Papa Francesco ha detto che “l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità che si possa cambiare vita: c’è poca fiducia nell’istituto della riabilitazione e nel conseguente reinserimento nella società”. L’articolo 27 della nostra Carta Costituzionale disatteso e bypassato, senza considerare che una percentuale molto alta di rieducati abbandona il proposito di delinquere ancora.

Leda Colombini andava a prendere in macchina i bambini per portarli fuori dal carcere. Li faceva giocare all’aperto, senza mai stancarsi. Morì mentre partecipava ad una riunione a Regina Coeli (lo storico carcere romano). Il suo lavoro rivive nel lavoro degli innumerevoli volontari che l’hanno seguita e che continuano ancora oggi, più di prima, a portare fuori questi innocenti: molti volontari li portano nelle case “normali” che altre persone hanno messo a disposizione.

L’augurio è quello che in un futuro non troppo lontano non rimanga più nessun bambino a giocare dietro le sbarre di una cella, seppur colorata e vestita a festa, nell’estremo tentativo di dare normalità ad una normalità che tanto normale non è. Fuori i piccolini dal carcere!!

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